
Studente universitario a 71 anni
Così assiste il figlio down
Michele Manicone ha deciso di iscriversi a Scienze
delle formazione per assistere il figlio che ne ha bisogno
Michele Manicone
BARI — A 71 anni si iscrive all’università per assistere il figlio down. Quella di Michele Manicone, ex segretario notarile di Altamura, è la storia di un padre costretto a fare il Peter Pan per colmare non solo il gap del suo Fabrizio ma anche il deficit di un sistema di massa non sempre in grado di fornire risposte adeguate al disagio dei singoli. Prima di diventare anche lui uno studente, Michele sostiene di essersi attivato perché Fabrizio ottenesse l’assistenza di una figura specializzata di sostegno al suo particolare tipo di disabilità. Appena varcata la soglia dell’ateneo barese ha imparato la sua prima lezione. Gli è stato detto che l’università non è come la scuola. Che sugli scranni delle accademie uno studente disabile non può essere aiutato come sui banchi di scuola. Che fino al diploma l’istruzione è un diritto-dovere; dopo resta solo un diritto. Ma uno come Fabrizio che vuole arrivare alla laurea che diritti ha? L’istituzione universitaria, su richiesta dell’interessato, mette a disposizione uno studente senior per un monte complessivo di sole 250 ore. Né la generica figura di un tutor didattico è utile alla causa di Fabrizio. Per il suo disagio mentale ci vuole un esperto. La consuetudine ad averne uno a scuola aumenta il suo disorientamento. Perciò Michele, che più di mezzo secolo fa ha conseguito la maturità classica, ha deciso di fare lui da studente senior. Dai primi di novembre frequenta insieme al figlio il primo anno del corso di laurea in Scienze della formazione. «Per calarmi meglio nella parte - dice - mi sono regolarmente iscritto; così mi sento uno studente a tutti gli effetti come mio figlio».
Michele chiede di essere esonerato dal pagamento delle tasse universitarie o di avere almeno uno sconto. Di godere, cioè, delle stesse agevolazioni economiche del figlio, che essendo invalido al 100 per cento beneficia di una sorta di no tax area. L’altro giorno Michele ha assistito da solo alle lezione di spagnolo, perché Fabrizio era a letto con la febbre. Ha preso appunti per sé e per il figlio. Con i compagni di corso il duo di famiglia si è ben integrato. Anche con i docenti il rapporto è buono. La lettrice di spagnolo, Sofia Solance, che ha competenze socio- pedagogiche, dice di voler mettere una delle sue ore di tutoraggio settimanale a disposizione di Fabrizio. Ma da sola non può prendere questa decisione.
«L’università - scandisce il professor Vittoriano Caporale, presidente del corso di laurea in Scienze della formazione - si deve porre a livello nazionale il problema dell’accoglienza di tutti i portatori di handicap. Finora - prosegue il docente - ha favorito gli accessi e liberalizzato le frequenze ai corsi di laurea, ma bisogna rispettare e valorizzare la dignità di cui ogni singolo studente è portatore. Questa - conclude il presidente del corso di laurea - è la nuova frontiera universitaria che il ministro Gelmini dovrebbe mettere nel mirino». A lezione di Storia della pedagogia Caporale ha notato la 'strana coppia'. Di Fabrizio sottolinea lo sguardo dolce e remissivo, l’atteggiamento partecipe e volitivo. Il giovane non ha diritto a una programmazione differenziata. Deve stare al passo con gli altri. Ma una ciambella di salvataggio può arrivargli proprio dai docenti nell’ambito della loro autonomia didattica ma soprattutto della sensibilità individuale. E intanto Michele dice: «Voglio solo il bene di mio figlio».